31 Jan 07

Please don’t let me be misunderstood

Chiede acqua, gli servono soda (Ansa)
 
 

30 Jan 07

Colori in vista

Sono di ritorno dal NoCamp. Scusate se non vi ringrazio tutti, ma non ricordo tutti quelli che c’erano. È stata una giornata lunga a Vercelli, più lunga che nelle altre città, ci scommetto.

Auguri Matteo e grazie per aver organizzato questa non-conferenza.

E così ieri sera è stato lanciato Windows Vista. Per chi ne sentiva la mancanza, si chiude un tormento. Per tutti gli altri iniziano gli sbadigli. Esclusi gli esclusi.

Penso che i colori da indossare siano una genialata. Soprattutto farli uscire prima di San Valentino.

Sto coltivando sul terrazzo delle piantine di basilico per prepararmi.

Mannaggia. Questo post lo avrei voluto scrivere io oggi, quindi aggiungiamo all’involtino di blog anche Raffaele.

Ma soprattutto, Christian Bale è l’erede spirituale di Keanu Reeves. L’ho deciso stasera, riguardando Equilibrium.

Non ci entro. E scrivi allora. Boh. Bubu.

technorati tags:vista, mac, blog, socialnetwork, nocamp, zenacamp

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27 Jan 07

Paura del mondo

Giorno della Memoria

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario» Primo Levi

In questo giorno mi trovo a pensare alle mie paure, da quelle più semplici alle più grandi. Come sempre Wikipedia mi viene in aiuto e inizio a consultare l’elenco delle fobie. Non so se sia positivo razionalizzare i propri timori, se questo possa in qualche modo placarli oppure se vengano accentuati dalla riflessione. Vi saprò dire.

  • Acrofobia, ho paura dell’altezza ma in forma leggera. Non ho sofferto a salire su Nôtre Dame a Parigi, ma per salire sulla Torre Guinigi di Lucca ho avuto quasi una crisi di panico. Tutta colpa delle scale metalliche a grata.
  • Agliofobia, ho una paura ossessiva di provare dolore, soprattutto fisico ma non solo. Da questo deriva buona parte delle mie ansie. L’ospedale è un luogo che concentra i dolori, quindi possiamo dire che sono allergica a pronto soccorso e, per traslato, anche a tutti i dottori. Poi in realtà ho un buon livello di sopportazione, ma la sola idea di provare dolore o di vedere chi mi sta accanto soffrire (per colpa di una innata empatia), mi fa perdere la testa.
  • Aracnofobia. Questa si spiega da sola e il risultato è sempre la mia fuga. Non c’è un tipo di ragno che sopporto o che riesco a uccidere. Sono tutti il male per me. Ovviamente più sono grandi, più urlo. E anche i video e le foto mi danno il prurito sulle braccia e gambe.
  • Astrafobia, ho un’ossessione dei tuoni e dei fulmini. Durante i temporali, soprattutto notturni ed estivi, ho crisi di panico. Mi rifugio sotto il lenzuolo e resto afona per tutto il tempo. Solo l’iPod mi può essere di aiuto, ma sono soprattutto i lampi a incutermi timore. Al di là dei temporali, ho paura di tutti i rumori forti, specialmente dei botti di capodanno.
  • Automatonofobia, tutto ciò che è fatto a immagine e somiglianza degli esseri umani. Non è che abbia proprio una vera fobia dei burattini, bambole, statue di cera, spaventapasseri, ma diciamo che l’immaginario collettivo mi ha segnato e cerco di non avere nulla di ciò a casa. Soprattutto se sono al buio e sola. Non so se esista un termine che indichi una paura opposta (ciò esseri umani che simulano bambole e burattini, ma sono altrettanto inquietanti: vedi clown o donne-barbie.
  • Cronometrofobia, cioè paura degli orologi. Non credo che la mia possa essere definita fobia, però odio gli orologi, in particolare quelli da polso che ho smesso di portare da quasi una decina di anni. Non che non apprezzi i Baume & Mercier, ovviamente, ma solo in quanto gioielli. Il mio preferito resta il modello Viceversa, secondo voi perché?
  • Dentofobia, un innato e primordiale terrore dei denstisti. Le motivazioni sono tre: uno) vedi l’agliofobia, due) l’odore e il sapore degli strumenti odontoiatrici, tre) la necessità di più sedute e di donare i propri organi per pagare il trattamento, almeno in Italia, leggete Karim. Da quel punto di vista sono autodidatta. E i miei denti stanno benissimo così.
  • Ecofobia, quella paura tipica che mi assale quando solo sola in casa. Non in modo esagerato, non entro in panico, mi sento solo a disagio e la soluzione di solito è la musica.
  • Eisoptrofobia:, cioè paura degli specchi.Anche in questo caso non si tratta di una vera e propria crisi, ma di un fastidio leggero. Non mi piace guardarmi eccessivamente e troppi specchi in casa mi mettono ansia.
  • Enochlofobia paura, ma soprattutto odio, delle folle e dei luoghi affollati. Si passa dai mezzi pubblici nell’ora di punta ai concerti internazionali, dal cinema multisala agli stadi. Visto che sono a Genova, cerco di evitare tutto ciò che è gratis o molto scontato, perché attira una quantità autorigenerante di automi che puntano ad accaparrarsi indistintamente qualsiasi cosa.
  • Entomofobia. Dopo i ragni anche gli insetti in generale. Per questo sono molto amica di gechi e camaleonti.
  • Glossofobia indica la paura di parlare in pubblico. Quindi pensateci bene prima di convincermi a parlare ai BarCamp, perché potrei avere un infarto.
  • Scriptofobia, cioè la paura di scrivere in pubblico. Sono un po’ timida, diciamo. Quindi non riesco a scrivere se non mi trovo sola sola. Se qualcuno guarda lo schermo o il foglio bianco mentre compongo, mi blocco all’istante. Al liceo la mia insegnante di matematica mi deceva che avevo la "sindrome da foglio bianco" si, ho anche quellla.
  • Telephonophobia. Nonostante Wikipedia non riporti questa mia paura dei telefoni – la più difficile per me da superare – vedo che il termine esiste. Che cosa buffa: nel sito di supporto per chi soffre di questa fobia, è segnalatop un numero verde da chiamare in caso di aiuto. Geniale.

Ovviamente non ho forme patologiche di tutte queste paure, ci mancherebbe. È stato divertente, anzi ha le potenzialità di diventare perfino un meme.

Un po’ di paura del mondo l’abbiamo tutti, credo. Nonostante le azioni dell’uomo possano raggiungere livelli di aberrazione innominabili, il mio timore reverenziale è da sempre rivolto alla natura, crudele e inarrestabile. Guardare un film catastrofico con vulcani, terremoti, uragani e alluvioni mi porta incubi per molto tempo.

Ma secondo voi esiste davvero la paura che il burro d’arachidi resti attaccato al palato (Arachibutyrofobia)? Raccontate le vostre fobie.

technorati tags:fobie, memoria, mondo

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26 Jan 07

Hai dei problemi di memoria? Ascolta SilentBlog.

Radio 101 metropolitana

Mi è capitato negli ultimi giorni di osservare la nuova campagna di affissioni pubblicitarie di Radio 101 tutta da apprezzare. Ovviamente non ho fatto un buon lavoro da citizen journalist, ma ero in vacanza, che volete farci. Niente foto (quella sopra è indecente me ne rendo conto), né trascrizioni sulla moleskine. Quindi accontentatevi degli slogan approssimativi che non ricordo.

1 – Gli autobus passano, le canzoni no. Ascolta Radio 101

2 – O leggi, o guidi. Ascolta Radio 101

3 – Se questa stazione non ti piace, puoi sempre cambiarla. Ascolta Radio 101

4 – Stufo di aspettare? Ascolta Radio 101

Ciò che ha attirato la mia attenzione è lo studio del luogo dell’affissione. Mi spiego, ecco dove li ho visti.

Slogan numero Uno, sulla fiancata laterale del bus: chi legge è tipicamente il passante che osserva il mezzo allontanarsi. Gli autobus passano, le canzoni no.

Slogan numero Due, sul retro del bus, quindi è rivolto a chi è in macchina in coda. O leggi, o guidi.

Slogan numero Tre, in metropolitana. Se questa stazione non ti piace, puoi sempre cambiarla.

Slogan numero Quattro, sulla banchina di una fermata di bus. Stufo di aspettare? Sono quasi sicura che ci manchi un pezzo nel claim, ma non ho memoria. Anzi, se vedete in giro questa campagna, anche affissioni che non ho citato, segnalate segnalate. Che da queste parti ci si stupisce sempre di fronte a una campagna pubblicitaria italiana studiata.

technorati tags:marketing, advertising

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24 Jan 07

Il mosaico dell’identicons

My identicon Filter su Luoghinoncomuni segnala una interessante iniziativa intrapresa dal coreano Don Park: creare un’impronta digitale di ogni commentatore del blog a partire dall’indirizzo IP personale. Si tratta di un codice visivo che rappresenta l’indirizzo sotto forma di mosaico le cui forme, inclinazioni e tonalità sono precisi segni grafici unici e inconfondibili. Come l’impronta digitale, appunto. La trasformazione di una sequenza di numeri in una immagine può comportare dei cambiamenti nel rapporto con l’anonimato presunto e può creare un vero e proprio legame emotivo completamente assente nel caso dell’indirizzo IP. Nonostante l’arbitrarietà, il timbro visivo può entrare a far parte della vita dell’utente connesso quasi come il nick.

Il valore identificativo assume un ruolo emblematico: una volta che la vita digitale diventa tanto significativa quanto la vita fisica, la definizione di se stessi anche in rete risulta più importante di qualsiasi interesse nel "libero" anonimato. Per lo stesso motivo, tracciare le conversazioni dei commenti del proprio blog permette un maggiore coinvolgimento. Questi codici certificano l’identità di chi commenta, ma può essere destinata a future applicazioni a più ampio raggio. Proprio per la natura del progetto, i mosaici sono stati battezzati identicons.

L’unica vera falla in questo sistema è che l’IP non identifica un individuo ma un computer connesso in un determinato momento, se è dinamico. Ma il risultato è comunque coreografico e originale. Mi sembra proprio un progetto tutto da seguire sul blog di Don Park.

My identiconP.S. Per scoprire la vostra identicon, basta andare sul blog di Don e guardare nel form dei commenti. Non è necessario inserire un messaggio, l’identicon appare immediatamente. Oppure potete guardare qui a sinistra.
 


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