Please don’t let me be misunderstood
- Giornalismi (22.23) Altri (5) appunti »
Sono di ritorno dal NoCamp. Scusate se non vi ringrazio tutti, ma non ricordo tutti quelli che c’erano. È stata una giornata lunga a Vercelli, più lunga che nelle altre città, ci scommetto.
Auguri Matteo e grazie per aver organizzato questa non-conferenza.
E così ieri sera è stato lanciato Windows Vista. Per chi ne sentiva la mancanza, si chiude un tormento. Per tutti gli altri iniziano gli sbadigli. Esclusi gli esclusi.
Penso che i colori da indossare siano una genialata. Soprattutto farli uscire prima di San Valentino.
Sto coltivando sul terrazzo delle piantine di basilico per prepararmi.
Mannaggia. Questo post lo avrei voluto scrivere io oggi, quindi aggiungiamo all’involtino di blog anche Raffaele.
Ma soprattutto, Christian Bale è l’erede spirituale di Keanu Reeves. L’ho deciso stasera, riguardando Equilibrium.
Non ci entro. E scrivi allora. Boh. Bubu.
technorati tags:vista, mac, blog, socialnetwork, nocamp, zenacamp
Blogged with Flock
«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario» Primo Levi
In questo giorno mi trovo a pensare alle mie paure, da quelle più semplici alle più grandi. Come sempre Wikipedia mi viene in aiuto e inizio a consultare l’elenco delle fobie. Non so se sia positivo razionalizzare i propri timori, se questo possa in qualche modo placarli oppure se vengano accentuati dalla riflessione. Vi saprò dire.
Ovviamente non ho forme patologiche di tutte queste paure, ci mancherebbe. È stato divertente, anzi ha le potenzialità di diventare perfino un meme.
Un po’ di paura del mondo l’abbiamo tutti, credo. Nonostante le azioni dell’uomo possano raggiungere livelli di aberrazione innominabili, il mio timore reverenziale è da sempre rivolto alla natura, crudele e inarrestabile. Guardare un film catastrofico con vulcani, terremoti, uragani e alluvioni mi porta incubi per molto tempo.
Ma secondo voi esiste davvero la paura che il burro d’arachidi resti attaccato al palato (Arachibutyrofobia)? Raccontate le vostre fobie.
technorati tags:fobie, memoria, mondo
Blogged with Flock

Mi è capitato negli ultimi giorni di osservare la nuova campagna di affissioni pubblicitarie di Radio 101 tutta da apprezzare. Ovviamente non ho fatto un buon lavoro da citizen journalist, ma ero in vacanza, che volete farci. Niente foto (quella sopra è indecente me ne rendo conto), né trascrizioni sulla moleskine. Quindi accontentatevi degli slogan approssimativi che non ricordo.
1 – Gli autobus passano, le canzoni no. Ascolta Radio 101
2 – O leggi, o guidi. Ascolta Radio 101
3 – Se questa stazione non ti piace, puoi sempre cambiarla. Ascolta Radio 101
4 – Stufo di aspettare? Ascolta Radio 101
Ciò che ha attirato la mia attenzione è lo studio del luogo dell’affissione. Mi spiego, ecco dove li ho visti.
Slogan numero Uno, sulla fiancata laterale del bus: chi legge è tipicamente il passante che osserva il mezzo allontanarsi. Gli autobus passano, le canzoni no.
Slogan numero Due, sul retro del bus, quindi è rivolto a chi è in macchina in coda. O leggi, o guidi.
Slogan numero Tre, in metropolitana. Se questa stazione non ti piace, puoi sempre cambiarla.
Slogan numero Quattro, sulla banchina di una fermata di bus. Stufo di aspettare? Sono quasi sicura che ci manchi un pezzo nel claim, ma non ho memoria. Anzi, se vedete in giro questa campagna, anche affissioni che non ho citato, segnalate segnalate. Che da queste parti ci si stupisce sempre di fronte a una campagna pubblicitaria italiana studiata.
technorati tags:marketing, advertising
Blogged with Flock
Filter su Luoghinoncomuni segnala una interessante iniziativa intrapresa dal coreano Don Park: creare un’impronta digitale di ogni commentatore del blog a partire dall’indirizzo IP personale. Si tratta di un codice visivo che rappresenta l’indirizzo sotto forma di mosaico le cui forme, inclinazioni e tonalità sono precisi segni grafici unici e inconfondibili. Come l’impronta digitale, appunto. La trasformazione di una sequenza di numeri in una immagine può comportare dei cambiamenti nel rapporto con l’anonimato presunto e può creare un vero e proprio legame emotivo completamente assente nel caso dell’indirizzo IP. Nonostante l’arbitrarietà, il timbro visivo può entrare a far parte della vita dell’utente connesso quasi come il nick.
Il valore identificativo assume un ruolo emblematico: una volta che la vita digitale diventa tanto significativa quanto la vita fisica, la definizione di se stessi anche in rete risulta più importante di qualsiasi interesse nel "libero" anonimato. Per lo stesso motivo, tracciare le conversazioni dei commenti del proprio blog permette un maggiore coinvolgimento. Questi codici certificano l’identità di chi commenta, ma può essere destinata a future applicazioni a più ampio raggio. Proprio per la natura del progetto, i mosaici sono stati battezzati identicons.
L’unica vera falla in questo sistema è che l’IP non identifica un individuo ma un computer connesso in un determinato momento, se è dinamico. Ma il risultato è comunque coreografico e originale. Mi sembra proprio un progetto tutto da seguire sul blog di Don Park.
P.S. Per scoprire la vostra identicon, basta andare sul blog di Don e guardare nel form dei commenti. Non è necessario inserire un messaggio, l’identicon appare immediatamente. Oppure potete guardare qui a sinistra.