So long… and thanks for all the shrimps
Avevo a malapena sei anni quando mio papà ha ceduto alle mie richieste. Una delle volte, né la prima né l’ultima. Era grande come una moneta da centolire, di quelle che popola(va)no i negozi di animali, una sopra l’altra, come una piccola babele di squame. È sopravvissuta alla vaschetta kitsch con tanto di palma plasticosa gialla e verde al centro, alla gita casalinga dietro la rastrelliera per i vini, alla convivente che ha resistito solo due settimane. Poi faceva la "danza della tartaruga": pancia contro il vetro, saltellando sulla zampa, facendo le vasche a destra e a sinistra per tutta la lunghezza dell’acquario e agitando le zampine anteriori. Diciassette anni ha vissuto, trasferendosi da una casa a un’altra, più spaziosa più luminosa più calda. Ha avuto più volte la bronchite, ma non l’ha mai fermata. Ultimamente si è presa il raffreddore e fischiava con il naso, cose folli. La chiamavo, da bimba, lattughina ma non ho mai saputo se fosse femmina e da queste parti la si pensava trans. Si perché avevo letto che c’erano due modi per capire con chi si aveva a che fare, guardando la punta della coda o le squame sulla pancia: il risultato era contrastante.
Oggi però si è ritirata definitivamente da questa vita acquatica. Nemmeno aveva raggiunto la maggiore età. E poi dicono che campano cent’anni. Addio tarta.
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