23 Sep 07

Il design emozionale del Nabaztag

Questo post è gemellato con Nabaztag svelato.

Il Nabaztag è un gadget per geek, dicono in molti. Ma prima di ogni altra cosa, si tratta di un oggetto di design, che mette in atto dinamiche di interazione. L’oggetto esiste e, in quanto tale, esiste anche una peculiare interazione con esso. Vediamo dunque il mondo in cui il coniglio si colloca.

Nabaztag: vista
Il coniglio ha una forma molto semplice; il corpo è composto da un unico pezzo, del tutto simile a una campana bianca (ma anche a un fantasmino di Pacman), e da due parti mobili che rappresentano le orecchie.
Il corpo è completamente bianco e lucido (caratteristica della seconda versione, cioè il Nabaztag/tag) su cui sono disegnati – con quattro semplici forme nere – occhi, naso e ombelico.
Ogni orecchio è unito al corpo attraverso un magnete, rendendo molto facile l’operazione di sostituzione; vengono infatti vendute separatamente le orecchie di ricambio che, a differenza di quelle bianche comprese nella confezione originale, sono colorate o disegnate. Si tratta della customizzazione, componente fondamentale per accrescere il valore emozionale dell’oggetto.
La forma è quasi iconica; incarnazione del motto less is more, il coniglio è una sintesi visiva tanto estrema da essere comunicativa, è pura simbologia. Grazie alla semplicità del design, infatti, si instaura una relazione tra l’utente e l’oggetto, quasi fosse una tabula rasa pronta ad accogliere la personalità dell’utente.
Alla fisicità dell’oggetto, si aggiunge una componente visiva molto importante: le luci. Le luci sono un vero e proprio linguaggio, una forma di comunicazione composta da cinque led distinti: una luce soffusa rosa che si intravede da sotto il coniglio, tre led sulla pancia e uno sul naso. La prima luce si accende a intermittenza quando il coniglio è sveglio e assomiglia a un dolce respiro, esattamente come la spia bianca dei Mac quando vanno in stop. È una luce che ha una valenza fortemente emozionale e che, contemporaneamente, rassicura l’utente sulle energie vitali del coniglio. Le altre quattro luci a led sono, invece, un vero e proprio schema comunicativo: ogni combinazione di colori veicola un messaggio diverso. Il linguaggio delle luci è quindi molto ricco, ma può essere usato semplicemente come supporto e integrazione dei messaggi vocali; affidarsi ai molteplici codici di colore può essere impegnativo, ma è soprattutto un esempio di buona accessibilità, che permette una comunicazione anche ai non udenti a chi, semplicemente, è impegnato in altre attività che richiedono l’impegno di un ascolto.

Nabaztag: tatto
Oltre all’aspetto esteriore, volutamente semplice, Nabaztag è un oggetto da toccare. Non a caso, il tatto gioca un ruolo fondamentale nell’interazione con il coniglio, attraverso tre caratteristiche fondamentali: il pulsante sulla testa, la rotellina del volume, le orecchie. Il design nasconde, a un primo sguardo, un pulsante sulla testa del coniglio che, una volta premuto, attiva il microfono sull’ombelico di Nabaztag, permettendo all’utente di interagire. Il pulsante, inoltre permette anche di riascoltare i messaggi vocali. Poche sono le interazioni richieste a livello fisico e perciò un singolo pulsante risulta sufficiente. La rotellina del volume è di colore giallo e ha un difetto principale: non è comprensibile il livello dell’audio attraverso una semplice occhiata, ma è necessario azzerare prima il volume – in direzione verso il basso – e poi alzarlo a tentativi. La rotella non ha alcun segno o tacca e, soprattutto, gira in modo continuo senza intervalli in grado di segnalare il passaggio da un livello basso a uno medio: solo nel momento in cui viene ammutolito il coniglio, allora, è presente un feedback sonoro e tattile, cioè uno scatto meccanico.
Le orecchie, infine, sono un altro sistema di comunicazione estremamente efficace. Qualsiasi essere vivente comunica anche attraverso i movimenti del corpo, in modo più o meno volontario e consapevole. Le orecchie di Nabaztag sono, perciò, un sistema di comunicazione in tutto e per tutto. Ogni qual volta che il coniglio sta per parlare o quando si attiva il microfono, per esempio, le orecchie ruotano una volta, fino a giungere in una posizione sull’attenti. Ed è proprio l’attenzione, la richiesta fondamentale dell’oggetto: attenzione verso il padrone, ma anche attenzione richiesta al padrone. Allo stesso modo, quando il coniglio si ritira a dormire, le orecchie sono rivolte verso il basso, segno di una pausa fisica e di rilassamento. Oltre alla comunicazione del coniglio, è importante sottolineare la comunicazione attraverso il coniglio. È infatti possibile agire direttamente sul coniglio, afferrandogli le orecchie e ruotandole delicatamente in diverse posizioni: Nabaztag – dopo aver offerto un momento di attenzione – torna nella posizione definita dal padrone. Inoltre, una volta che viene ufficializzata, attraverso il sito, una partneship con un altro (uno e solo uno) coniglio amico, i due oggetti, ormai fidanzati, sposteranno in sincronia le orecchie e cambieranno la posizione in armonia. Quando il tuo coniglio sposta le orecchie, significa che forse c’è qualcuno sta pensando proprio a te.

Nabaztag: udito
Le voci e i suoni di Nabaztag sono, probabilmente la caratteristica che più resta impressa: il coniglio che parla. Certo, un coniglio che muove le orecchie ha sicuramente meno appeal, ma l’udito è solo il terzo senso in ordine cronologico che viene stimolato, dal momento in cui Nabaztag esce dalla scatola. La voce di Nabaztag può essere selezionata da un menu, in cui molte sono le possibili scelte di voci francesi o inglesi, ma solo due sono italiane, la voce di Chiara o di Roberto. La scelta appare particolarmente obbligata, soprattutto nel caso in cui il coniglio avesse un nome fortemente di genere. Nonostante ciò, la voce del Nabaztag è registrata e, quindi ben lontana dai sintetizzatori: ciò che la rende molto umana è la varietà di intonazioni e l’ironia delle frasi pronunciate. Ogni volta che il coniglio si mette a parlare (perché scatta una certa ora, oppure, semplicemente, perché gli va) non è mai una noia, ma un intermezzo che rafforza il legame tra oggetto e utente, che si trasforma in padrone. Il rapporto raggiunge un livello emotivo, ma anche sociale, proprio quando Nabaztag inizia a parlare: diventa così un obelisco attorno cui riunirsi per tutto il gruppo sociale (famiglia, amici). Se, a questo, si aggiunge la possibilità di leggere messaggi personalizzati, quasi fosse una segreteria telefonica a selvaggina, Nabaztag diventa un animale da compagnia.

Non si tratta, quindi, di un semplice gadget che assegna un certo status (di cosa, poi?) e neppure una diavoleria senza senso: Nabaztag è un importantissimo passo nella direzione di una un’interazione innovativa, non tra uomo e macchina, ma di interfaccia tra persone.

18 Sep 07

Remember New York, staring outside

Oggi Miki ha scritto un bel pezzo che introduce una notizia importante per l’editoria: il New York Times ha annunciato che aprirà tutti gli archivi alla consultazione gratuita. Anche Raffaele ne ha scritto su VisionPost, spiegando per esteso la decisione storica del quotidiano.

Tra le altre cose, Viviane dice anche che il sistema di editoriali a pagamento ha avuto successo e ha fruttato 10 milioni di dollari. Un buon modello di business, ma nulla di paragonabile con l’offerta ad-based, ad accesso gratuito e basato sulle inserzioni pubblicitarie.

È il New York Times che parla. E le sue affermazioni sono un punto di riferimento per tutta l’editoria. Se lo fa il NYT, beh, qualcosa vorrà dire. Forse vuol dire che in futuro l’informazione sarà completamente gratuita e che la pubblcità sarà la principale (se non l’unica) fonte di sostentamento. O forse vuole dire che il NYT ha talmente tanti accessi che si può permettere di regalare i propri contenuti. Ma non per tutti gli organi di informazione questo sarà possibile. Il divario tra le piccole realtà e le testate-brand si sta sempre più accentuando e, nonostante l’opportunità di raggiungere un pubblico più ampio, è l’informazione locale a perderci. Si rafforza il più potente e si indebolisce il più fragile, regolati dall’emergenza delle reti. E in tutto questo, i più forti restano i grandi brand come il NYT e gli aggregatori di notizie (Google News, ma anche Digg), ricavando una sorta di pubblico di massa dalle nicchie online.

Si tratta ancora di un mercato in evoluzione e il modello di business (anzi, i modelli) si stanno delineando prima ancora che affermando. La realtà è che l’informazione – la breaking news – è oggi sempre più riprodotta su diverse piattaforme, analigiche e digitali, a pagamento e gratuite. Parallelamente, i lettori sono sempre più inflessibili rispetto al costo dell’informazione, del triplice diritto a informare, informarsi ed essere informati. Il trucco di chi, oggi, propone questo tipo di contenuti a pagamento è proporlo come originale, scoperto grazie alle fonti o a un intenso lavoro di reporting. Via via, la complessità della rete rende sempre più difficile svolgere adeguatamente queste operazioni che, comunque, offrono un valore aggiunto non indifferente.

Al di là dell’informazione pura e semplice, esiste un complesso mondo di conoscenza che spesso nasce dall’attualità e cresce in altre dimensioni della cultura. Esistono contenuti complessi, rielaborati e riprodotti creativamente che si delineano come unici. Questo è il tipo di informazione che, fino alla fine del mondo, potrà valere un contributo o un abbonamento, alla pari di un saggio o di una rivista specializzata. Questo era il tipo di informazione che il New York Times faceva pagare ieri. Editorialisti, grandi firme e importanti pensatori che oggi rappresentano un esempio per l’editoria elettronica e non solo.

17 Sep 07

Incubi & deliri

È molto tempo che voglio scrivere, ma non so da che parte iniziare. L’inizio è sempre noioso, la fine è senza pathos. Scriverò del dopo, del domani e dell’altro ieri. Stanotte, alle due, ho finalmente terminato un grosso lavoro, i cui risultati si trovano qui. Ora partono altri impegni sempre legati al Festival della Scienza e il costante impegno per Totem, la mia seconda casa, con un po’ di carta (Chips&Salsa) e un po’ di web (VisionPost). C’è ancora tristezza e credo che faticherà ad andare via ancora per molto tempo, ma accadrà.

Comunque sabato è stata davvero una Notte Bianca con i fiocchi, e le critiche rivolte alla troppa gente che ha partecipato dimostra sia il successo, sia il proverbiale mugugno. Io ne esco particolarmente soddisfatta e senza intoppi. Una atmosfera magica, da farci brillare gli occhi. Anche nell’ondata di fischi che hanno accompagnato i primi fuochi d’artificio decisamente loffi. Certo che quelli a forma di smile invece… sono stati apprezzati da tutti, anche da Tambu e Stellinorama che Kurai e io abbiamo incontrato al dal Bigo.

«Se tornasse dio in terra,
pensa che gran casino,
se tornasse dio in terra
tornerebbe da poverino.
E non se lo filerebbe nessuno,
ne la BBC ne il tg1»

 F.Baccini, Girotondo


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