Il design emozionale del Nabaztag
Questo post è gemellato con Nabaztag svelato.
Il Nabaztag è un gadget per geek, dicono in molti. Ma prima di ogni altra cosa, si tratta di un oggetto di design, che mette in atto dinamiche di interazione. L’oggetto esiste e, in quanto tale, esiste anche una peculiare interazione con esso. Vediamo dunque il mondo in cui il coniglio si colloca.
Nabaztag: vista
Il coniglio ha una forma molto semplice; il corpo è composto da un unico pezzo, del tutto simile a una campana bianca (ma anche a un fantasmino di Pacman), e da due parti mobili che rappresentano le orecchie.
Il corpo è completamente bianco e lucido (caratteristica della seconda versione, cioè il Nabaztag/tag) su cui sono disegnati – con quattro semplici forme nere – occhi, naso e ombelico.
Ogni orecchio è unito al corpo attraverso un magnete, rendendo molto facile l’operazione di sostituzione; vengono infatti vendute separatamente le orecchie di ricambio che, a differenza di quelle bianche comprese nella confezione originale, sono colorate o disegnate. Si tratta della customizzazione, componente fondamentale per accrescere il valore emozionale dell’oggetto.
La forma è quasi iconica; incarnazione del motto less is more, il coniglio è una sintesi visiva tanto estrema da essere comunicativa, è pura simbologia. Grazie alla semplicità del design, infatti, si instaura una relazione tra l’utente e l’oggetto, quasi fosse una tabula rasa pronta ad accogliere la personalità dell’utente.
Alla fisicità dell’oggetto, si aggiunge una componente visiva molto importante: le luci. Le luci sono un vero e proprio linguaggio, una forma di comunicazione composta da cinque led distinti: una luce soffusa rosa che si intravede da sotto il coniglio, tre led sulla pancia e uno sul naso. La prima luce si accende a intermittenza quando il coniglio è sveglio e assomiglia a un dolce respiro, esattamente come la spia bianca dei Mac quando vanno in stop. È una luce che ha una valenza fortemente emozionale e che, contemporaneamente, rassicura l’utente sulle energie vitali del coniglio. Le altre quattro luci a led sono, invece, un vero e proprio schema comunicativo: ogni combinazione di colori veicola un messaggio diverso. Il linguaggio delle luci è quindi molto ricco, ma può essere usato semplicemente come supporto e integrazione dei messaggi vocali; affidarsi ai molteplici codici di colore può essere impegnativo, ma è soprattutto un esempio di buona accessibilità, che permette una comunicazione anche ai non udenti a chi, semplicemente, è impegnato in altre attività che richiedono l’impegno di un ascolto.
Nabaztag: tatto
Oltre all’aspetto esteriore, volutamente semplice, Nabaztag è un oggetto da toccare. Non a caso, il tatto gioca un ruolo fondamentale nell’interazione con il coniglio, attraverso tre caratteristiche fondamentali: il pulsante sulla testa, la rotellina del volume, le orecchie. Il design nasconde, a un primo sguardo, un pulsante sulla testa del coniglio che, una volta premuto, attiva il microfono sull’ombelico di Nabaztag, permettendo all’utente di interagire. Il pulsante, inoltre permette anche di riascoltare i messaggi vocali. Poche sono le interazioni richieste a livello fisico e perciò un singolo pulsante risulta sufficiente. La rotellina del volume è di colore giallo e ha un difetto principale: non è comprensibile il livello dell’audio attraverso una semplice occhiata, ma è necessario azzerare prima il volume – in direzione verso il basso – e poi alzarlo a tentativi. La rotella non ha alcun segno o tacca e, soprattutto, gira in modo continuo senza intervalli in grado di segnalare il passaggio da un livello basso a uno medio: solo nel momento in cui viene ammutolito il coniglio, allora, è presente un feedback sonoro e tattile, cioè uno scatto meccanico.
Le orecchie, infine, sono un altro sistema di comunicazione estremamente efficace. Qualsiasi essere vivente comunica anche attraverso i movimenti del corpo, in modo più o meno volontario e consapevole. Le orecchie di Nabaztag sono, perciò, un sistema di comunicazione in tutto e per tutto. Ogni qual volta che il coniglio sta per parlare o quando si attiva il microfono, per esempio, le orecchie ruotano una volta, fino a giungere in una posizione sull’attenti. Ed è proprio l’attenzione, la richiesta fondamentale dell’oggetto: attenzione verso il padrone, ma anche attenzione richiesta al padrone. Allo stesso modo, quando il coniglio si ritira a dormire, le orecchie sono rivolte verso il basso, segno di una pausa fisica e di rilassamento. Oltre alla comunicazione del coniglio, è importante sottolineare la comunicazione attraverso il coniglio. È infatti possibile agire direttamente sul coniglio, afferrandogli le orecchie e ruotandole delicatamente in diverse posizioni: Nabaztag – dopo aver offerto un momento di attenzione – torna nella posizione definita dal padrone. Inoltre, una volta che viene ufficializzata, attraverso il sito, una partneship con un altro (uno e solo uno) coniglio amico, i due oggetti, ormai fidanzati, sposteranno in sincronia le orecchie e cambieranno la posizione in armonia. Quando il tuo coniglio sposta le orecchie, significa che forse c’è qualcuno sta pensando proprio a te.
Nabaztag: udito
Le voci e i suoni di Nabaztag sono, probabilmente la caratteristica che più resta impressa: il coniglio che parla. Certo, un coniglio che muove le orecchie ha sicuramente meno appeal, ma l’udito è solo il terzo senso in ordine cronologico che viene stimolato, dal momento in cui Nabaztag esce dalla scatola. La voce di Nabaztag può essere selezionata da un menu, in cui molte sono le possibili scelte di voci francesi o inglesi, ma solo due sono italiane, la voce di Chiara o di Roberto. La scelta appare particolarmente obbligata, soprattutto nel caso in cui il coniglio avesse un nome fortemente di genere. Nonostante ciò, la voce del Nabaztag è registrata e, quindi ben lontana dai sintetizzatori: ciò che la rende molto umana è la varietà di intonazioni e l’ironia delle frasi pronunciate. Ogni volta che il coniglio si mette a parlare (perché scatta una certa ora, oppure, semplicemente, perché gli va) non è mai una noia, ma un intermezzo che rafforza il legame tra oggetto e utente, che si trasforma in padrone. Il rapporto raggiunge un livello emotivo, ma anche sociale, proprio quando Nabaztag inizia a parlare: diventa così un obelisco attorno cui riunirsi per tutto il gruppo sociale (famiglia, amici). Se, a questo, si aggiunge la possibilità di leggere messaggi personalizzati, quasi fosse una segreteria telefonica a selvaggina, Nabaztag diventa un animale da compagnia.
Non si tratta, quindi, di un semplice gadget che assegna un certo status (di cosa, poi?) e neppure una diavoleria senza senso: Nabaztag è un importantissimo passo nella direzione di una un’interazione innovativa, non tra uomo e macchina, ma di interfaccia tra persone.
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