
Mancano ormai pochissimi giorni allo ZenaCamp, e Genova si sta preparando a una pacifica invasione di circa duecento persone, che hanno tutte in comune la passione. Non importa che questo sentimento sia rivolto alla tecnologia, all’internet, al cinema o alla letteratura, allo ZenaCamp si partecipa e si incontrano persone. C’è chi pensa che i BarCamp siano riunioni esclusive di chi ha un proprio blog, cioè blogger come direbbe qualcuno, risultando quindi eventi chiusi e autoreferenziali. In realtà la questione è opposta.
I BarCamp nascono per dare spazio a chiunque di intervenire, proporre argomenti, discutere e confrontarsi, in un’organizzazione distribuita che sdogana le gerarchie tipiche delle conferenze top-down, con quell’aura di ufficiale e disciplinato indottrinamento che poco apporta socialmente. Chiaramente i cicli di incontri frontali, con i relatori ben schierati e il pubblico ugualmente disposto, sono altrettanto importanti per la diffusione della conoscenza e, per quanto riguarda certi argomenti specifici, è la formula più efficace. I BarCamp sono, detto semplicemente, il contraltare informale delle conference tipicamente universitarie, ma non solo. Chi partecipa è quindi motivato a intervenire, dialogare, curiosare e conoscere proprio per le possibilità offerte da questa condivisione orizzontale che avviene tra pari; queste caratteristiche così generalizzate sono anche ottime motivazioni per aprire un blog personale, mettendosi in gioco per cercare di comunicare. Per questo motivo, la maggior parte delle persone che partecipa ai BarCamp è anche blogger.
Tra blogger – etichetta del tutto evanescente che individua una pluralità di persone e di interessi – si consolida nel tempo un sentimento di solidarietà. Che poi non è del tutto vero, ma un po’ lo è. Così, per buona parte dei BarCamp si viaggia da una sala all’altra, conoscendo persone presentandosi, interessandosi e rimbalzando da un interstizio all’altro; perché quando vivi la rete, non c’è più grande soddisfazione di ritrovarsi in tanti, faccia a faccia, associando volti a link, voci a post, scoprendo nuovi interessanti personaggi. Cosa accade, dunque, alla fine di ogni BarCamp? Si torna a casa, stremati, con la testa e gli occhi colmi di novità, con indirizzi web segnati sulle agende o sui computer portatili, e tutti gli appunti che ricordano le molte persone che, a partire dall’indomani, si contatteranno anche online.
Nei giorni successivi ai BarCamp si assiste, di solito, a una rivoluzione dei blogroll, cioè quei link consigliati che trovano luogo nelle colonne laterali dei blog. Vista la mole di nuove conoscenze, si notano di solito espansioni notevoli di link amici. Personalmente non ho ancora deciso le politiche alla base del mio blogroll, lo trovo ancora poco chiaro come strumento, perché funziona in modo ottimo nelle prime fasi, in cui si aggiungono amici, lettori assidui e commentatori capaci. Ma in poco tempo la lista dei link aumenta, aumenta, fino a diventare del tutto simile a quella della spesa. Qui di lato trovate ancora pochi blog segnalati, è vero, ma cerco di aggiungere poco alla volta i link, segnalando gli aggiornamenti anche nei post. In realtà il mio blogroll non coincide per nulla con l’elenco dei siti personali che ogni giorno leggo e seguo – in numero di molto superiore – attraverso il mio client rss.
Ho ancora molti timori sul grande potere dei link, che non discriminano nessuno.
Vorrei assegnare un determinato valore a ogni indirizzo web che raccolgo, nei post di questo blog o nella colonna laterale. Ma, per ora, i link sono strumenti del tutto neutri che collegano pensieri e parole, lasciando al contesto l’ingrato dovere di comunicarne il significato. Perciò abbiate fede, il mio blogroll verrà presto aggiornato.
Ci vediamo quindi sabato allo ZenaCamp, dritti per Palazzo Ducale, al primo piano, direzione Mentelocale. Mi troverete tra i vasetti di pesto di San Lorenzo e le magliette ottenute grazie alla partnership con il Secolo XIX che, tra l’altro, oggi dedica una pagina cartacea all’evento. Tutti si stanno preparando, anche i Gonzi, non siate da meno.
Sono un po’ in ansia da prestazione, si vede?