Oggi Miki ha scritto un bel pezzo che introduce una notizia importante per l’editoria: il New York Times ha annunciato che aprirà tutti gli archivi alla consultazione gratuita. Anche Raffaele ne ha scritto su VisionPost, spiegando per esteso la decisione storica del quotidiano.
Tra le altre cose, Viviane dice anche che il sistema di editoriali a pagamento ha avuto successo e ha fruttato 10 milioni di dollari. Un buon modello di business, ma nulla di paragonabile con l’offerta ad-based, ad accesso gratuito e basato sulle inserzioni pubblicitarie.
È il New York Times che parla. E le sue affermazioni sono un punto di riferimento per tutta l’editoria. Se lo fa il NYT, beh, qualcosa vorrà dire. Forse vuol dire che in futuro l’informazione sarà completamente gratuita e che la pubblcità sarà la principale (se non l’unica) fonte di sostentamento. O forse vuole dire che il NYT ha talmente tanti accessi che si può permettere di regalare i propri contenuti. Ma non per tutti gli organi di informazione questo sarà possibile. Il divario tra le piccole realtà e le testate-brand si sta sempre più accentuando e, nonostante l’opportunità di raggiungere un pubblico più ampio, è l’informazione locale a perderci. Si rafforza il più potente e si indebolisce il più fragile, regolati dall’emergenza delle reti. E in tutto questo, i più forti restano i grandi brand come il NYT e gli aggregatori di notizie (Google News, ma anche Digg), ricavando una sorta di pubblico di massa dalle nicchie online.
Si tratta ancora di un mercato in evoluzione e il modello di business (anzi, i modelli) si stanno delineando prima ancora che affermando. La realtà è che l’informazione – la breaking news – è oggi sempre più riprodotta su diverse piattaforme, analigiche e digitali, a pagamento e gratuite. Parallelamente, i lettori sono sempre più inflessibili rispetto al costo dell’informazione, del triplice diritto a informare, informarsi ed essere informati. Il trucco di chi, oggi, propone questo tipo di contenuti a pagamento è proporlo come originale, scoperto grazie alle fonti o a un intenso lavoro di reporting. Via via, la complessità della rete rende sempre più difficile svolgere adeguatamente queste operazioni che, comunque, offrono un valore aggiunto non indifferente.
Al di là dell’informazione pura e semplice, esiste un complesso mondo di conoscenza che spesso nasce dall’attualità e cresce in altre dimensioni della cultura. Esistono contenuti complessi, rielaborati e riprodotti creativamente che si delineano come unici. Questo è il tipo di informazione che, fino alla fine del mondo, potrà valere un contributo o un abbonamento, alla pari di un saggio o di una rivista specializzata. Questo era il tipo di informazione che il New York Times faceva pagare ieri. Editorialisti, grandi firme e importanti pensatori che oggi rappresentano un esempio per l’editoria elettronica e non solo.