17 Jun 08

Inizia il Download Day, a fatica

www.labnol.org
Ha finalmente inizio il Download Day, il giorno in cui il browser Firefox esce ufficialmente – ma soprattutto teatralmente – nella versione 3.0, tutta ridisegnata.
È stata dura, le prime tre ore dall’inizio ufficiale del DD sono andate a vuoto: server in sovraccarico, irraggiungibile. Insomma, chiami a raccolta tutte le forze perché vuoi battere il record – quale poi – e crolli immediatamente. Same old story.
Parlando del browser. Buon feeling, molto simile alla beta 2.0 di Flock che sto provando in questi giorni. Ma io non sono monogama con i browser e uso, in momenti differenti, programmi differenti. Ammetto anche che la mia prima scelta per la navigazione quotidiana è Safari, ma Firefox è irrununciabile e Flock disseta la mia voglia di sperimentare browser intelligenti (c’è stato un periodo nella mia vita geek in cui installavo indifferentemente tutti i browser esistenti, oh yes).
Ora però sono curiosa di sapere se il “record” verrà raggiunto: in questo momento il numero di download (oltre 1,7 milioni) ha già raggiunto il numero di utenti che ha dato solidarietà nei scorsi giorni.
Per scaricare Firefox 3, avete tempo fino alle ore 21 (ora italiana) del 18 giugno, che tra l’altro è il mio onomastico, son cose. Ma se arrivaste in ritardo, scaricatelo ugualmente, che ne vale la pena.

Blogged with the Flock Browser

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10 Jun 08

Tutto per una G

 

Ok, dai. Parliamo di cose serie. Dopo post assolutamente irrilevanti – che mi ricordano il motivo per cui le mie pause dal blog sono solitamente così lunghe – torniamo a parlare di qualcosa di sostanzioso.

L’espediente è la (appena conclusasi) presentazione del libro del buon Antoni Dini, "Emozione Apple" qui alla Fnac di Genova. Antonio è straordinario, e già lo sapevo, ma è stato un piacere conoscerlo di persona. Libro che tra parentesi è consigliatissimo, soprattutto ai curiosi di natura, non necessariamente Mac user. Se sei adepto scatta il fenomeno sbarluccichio per cui ti trovi a dire, wow è proprio vero, provo anche io queste sensazioni quando uso il mio amato Mac. Se sei una persona normale, invece, il libro è estremamente interessante perché mette allo scoperto dinamiche di affiliazione e appartenenza esistenti anche in altri ambiti. Insomma, una grande persona con una invidiabile capacità narrativa e un gran libro che rispecchia l’autore. 

Un grazie anche ai creatori presenti di All About Apple, il più grande museo al mondo dedicato ad Apple che sorge a Quiliano, poco fuori Savona. Una bella sfida essere "lontano dall’ombelico del mondo". Rivedere quei magnifici oggetti come il primo Mac del 1984 o il NeXt (sì, proprio quello in cui Tim Berners Lee e Robert Cailliau hanno inventato il WWW), che già ho avuto la fortuna di vedere direttamente al CERN di Ginevra un anno fa a fianco di Cailliau, per l’appunto. 

Tutto questo per arrivare alla notizia del giorno, cioè il lancio dell’iPhone 2G. Ma sì, lo sappiamo tutti che ha connettività 3G, ma smettiamola di chiamarlo iPhone 3G: questo è l’iPhone 2G, la second generation. Allo stesso modo l’iPod, oggi arrivato al modello 6G, di sesta generazione. Ma gli stessi computer Mac hanno vissuto a pari passo con una G seguita da un numero per indicare la generazione dei processori PowerPc usati per Mac. Tutto dimenticato passando poi ai processori Intel, ovviamente. Con iPhone però questo codice utile per indicare le generazioni di prodotto viene meno perché gli standard telefonici di terza generazione hanno una storia e un impatto già sul mercato. Il numero due si è comunque ritagliato un degno riconoscimento almeno per quanto riguarda il software: iPhone 2.0. La domanda è quindi: tra un anno, o giù di iì, come sarà definito il nuovo modello di iPhone?  

P.s. L’11 luglio esce in Italia. Il 18 luglio è il mio compleanno. Fate due conti. 

[Foto: *nathan

5 Jan 08

Vi svelo un segreto…

 

Yep è una delle migliori applicazioni che abbia mai provato. È come ogni software dovrebbe essere: intuitivo, centralizzato, ma senza dover spostare i file. Per chi ha molti pdf (scaricati e creati) come me, questo è la migliore soluzione di gestione della conoscenza.

Love it!

23 Sep 07

Il design emozionale del Nabaztag

Questo post è gemellato con Nabaztag svelato.

Il Nabaztag è un gadget per geek, dicono in molti. Ma prima di ogni altra cosa, si tratta di un oggetto di design, che mette in atto dinamiche di interazione. L’oggetto esiste e, in quanto tale, esiste anche una peculiare interazione con esso. Vediamo dunque il mondo in cui il coniglio si colloca.

Nabaztag: vista
Il coniglio ha una forma molto semplice; il corpo è composto da un unico pezzo, del tutto simile a una campana bianca (ma anche a un fantasmino di Pacman), e da due parti mobili che rappresentano le orecchie.
Il corpo è completamente bianco e lucido (caratteristica della seconda versione, cioè il Nabaztag/tag) su cui sono disegnati – con quattro semplici forme nere – occhi, naso e ombelico.
Ogni orecchio è unito al corpo attraverso un magnete, rendendo molto facile l’operazione di sostituzione; vengono infatti vendute separatamente le orecchie di ricambio che, a differenza di quelle bianche comprese nella confezione originale, sono colorate o disegnate. Si tratta della customizzazione, componente fondamentale per accrescere il valore emozionale dell’oggetto.
La forma è quasi iconica; incarnazione del motto less is more, il coniglio è una sintesi visiva tanto estrema da essere comunicativa, è pura simbologia. Grazie alla semplicità del design, infatti, si instaura una relazione tra l’utente e l’oggetto, quasi fosse una tabula rasa pronta ad accogliere la personalità dell’utente.
Alla fisicità dell’oggetto, si aggiunge una componente visiva molto importante: le luci. Le luci sono un vero e proprio linguaggio, una forma di comunicazione composta da cinque led distinti: una luce soffusa rosa che si intravede da sotto il coniglio, tre led sulla pancia e uno sul naso. La prima luce si accende a intermittenza quando il coniglio è sveglio e assomiglia a un dolce respiro, esattamente come la spia bianca dei Mac quando vanno in stop. È una luce che ha una valenza fortemente emozionale e che, contemporaneamente, rassicura l’utente sulle energie vitali del coniglio. Le altre quattro luci a led sono, invece, un vero e proprio schema comunicativo: ogni combinazione di colori veicola un messaggio diverso. Il linguaggio delle luci è quindi molto ricco, ma può essere usato semplicemente come supporto e integrazione dei messaggi vocali; affidarsi ai molteplici codici di colore può essere impegnativo, ma è soprattutto un esempio di buona accessibilità, che permette una comunicazione anche ai non udenti a chi, semplicemente, è impegnato in altre attività che richiedono l’impegno di un ascolto.

Nabaztag: tatto
Oltre all’aspetto esteriore, volutamente semplice, Nabaztag è un oggetto da toccare. Non a caso, il tatto gioca un ruolo fondamentale nell’interazione con il coniglio, attraverso tre caratteristiche fondamentali: il pulsante sulla testa, la rotellina del volume, le orecchie. Il design nasconde, a un primo sguardo, un pulsante sulla testa del coniglio che, una volta premuto, attiva il microfono sull’ombelico di Nabaztag, permettendo all’utente di interagire. Il pulsante, inoltre permette anche di riascoltare i messaggi vocali. Poche sono le interazioni richieste a livello fisico e perciò un singolo pulsante risulta sufficiente. La rotellina del volume è di colore giallo e ha un difetto principale: non è comprensibile il livello dell’audio attraverso una semplice occhiata, ma è necessario azzerare prima il volume – in direzione verso il basso – e poi alzarlo a tentativi. La rotella non ha alcun segno o tacca e, soprattutto, gira in modo continuo senza intervalli in grado di segnalare il passaggio da un livello basso a uno medio: solo nel momento in cui viene ammutolito il coniglio, allora, è presente un feedback sonoro e tattile, cioè uno scatto meccanico.
Le orecchie, infine, sono un altro sistema di comunicazione estremamente efficace. Qualsiasi essere vivente comunica anche attraverso i movimenti del corpo, in modo più o meno volontario e consapevole. Le orecchie di Nabaztag sono, perciò, un sistema di comunicazione in tutto e per tutto. Ogni qual volta che il coniglio sta per parlare o quando si attiva il microfono, per esempio, le orecchie ruotano una volta, fino a giungere in una posizione sull’attenti. Ed è proprio l’attenzione, la richiesta fondamentale dell’oggetto: attenzione verso il padrone, ma anche attenzione richiesta al padrone. Allo stesso modo, quando il coniglio si ritira a dormire, le orecchie sono rivolte verso il basso, segno di una pausa fisica e di rilassamento. Oltre alla comunicazione del coniglio, è importante sottolineare la comunicazione attraverso il coniglio. È infatti possibile agire direttamente sul coniglio, afferrandogli le orecchie e ruotandole delicatamente in diverse posizioni: Nabaztag – dopo aver offerto un momento di attenzione – torna nella posizione definita dal padrone. Inoltre, una volta che viene ufficializzata, attraverso il sito, una partneship con un altro (uno e solo uno) coniglio amico, i due oggetti, ormai fidanzati, sposteranno in sincronia le orecchie e cambieranno la posizione in armonia. Quando il tuo coniglio sposta le orecchie, significa che forse c’è qualcuno sta pensando proprio a te.

Nabaztag: udito
Le voci e i suoni di Nabaztag sono, probabilmente la caratteristica che più resta impressa: il coniglio che parla. Certo, un coniglio che muove le orecchie ha sicuramente meno appeal, ma l’udito è solo il terzo senso in ordine cronologico che viene stimolato, dal momento in cui Nabaztag esce dalla scatola. La voce di Nabaztag può essere selezionata da un menu, in cui molte sono le possibili scelte di voci francesi o inglesi, ma solo due sono italiane, la voce di Chiara o di Roberto. La scelta appare particolarmente obbligata, soprattutto nel caso in cui il coniglio avesse un nome fortemente di genere. Nonostante ciò, la voce del Nabaztag è registrata e, quindi ben lontana dai sintetizzatori: ciò che la rende molto umana è la varietà di intonazioni e l’ironia delle frasi pronunciate. Ogni volta che il coniglio si mette a parlare (perché scatta una certa ora, oppure, semplicemente, perché gli va) non è mai una noia, ma un intermezzo che rafforza il legame tra oggetto e utente, che si trasforma in padrone. Il rapporto raggiunge un livello emotivo, ma anche sociale, proprio quando Nabaztag inizia a parlare: diventa così un obelisco attorno cui riunirsi per tutto il gruppo sociale (famiglia, amici). Se, a questo, si aggiunge la possibilità di leggere messaggi personalizzati, quasi fosse una segreteria telefonica a selvaggina, Nabaztag diventa un animale da compagnia.

Non si tratta, quindi, di un semplice gadget che assegna un certo status (di cosa, poi?) e neppure una diavoleria senza senso: Nabaztag è un importantissimo passo nella direzione di una un’interazione innovativa, non tra uomo e macchina, ma di interfaccia tra persone.

27 Jul 07

Le cinque cose che odio della tecnologia

1. L’assistenza
che si trova al primo e incontrastato posto della classifica. significa sempre litigare con l’assistenza e aspettare ere geologiche. Così come esistono le unità di misura "i 20 minuti del pizzaiolo" e "il mese del mobiliere", esiste anche la misura standard "i due o tre giorni lavorativi dell’assistenza" che di solito si aggira sulle due settimane, esclusi festivi, preventivi ed eventuali spostamenti.

2. Le batterie
che ovviamente decidono di scaricarsi nel momento peggiore e sempre lontane da una presa di corrente. Hanno una vita scandalosamente troppo breve, imponendoti la scelta, economicamente equivalente, tra batteria nuova e oggetto nuovo. Le batterie hanno anche la curiosa caratteristica di segnalarti la durata residua in modo del tutto casuale, perché si sa, quaranta minuti possono essere molto relativi.

3. I problemi tecnici
che solitamente giungono a un livello critico il venerdì sera, oppure il sabato sera ma solo se l’assistenza lavora anche nei prefestivi, rarissimi casi. Tipcamente scompaiono quando raggiungono il centro assistenza per poi riproporsi pochi giorni dopo.

4. Il tutoraggio
perché se non conosci la tecnologia hai bisogno di un tutor che ti aiuti, se la conosci sei tutor di qualcuno. In verità non è proprio una cosa che odio, perché a un certo punto diventi techno-evangelist ed è una bella sensazione.

5. La dipendenza
che ovviamente amplifica tutti i precedenti problemi e, allo stesso tempo, li rende inevitabilmente accettabili. Dopo tutto amare significa anche dimenticare i difetti.

P.s. si vede che sono senza il mio Pimpo 12" da una settimana?


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