Con un paio di mattine e una manciata di pagine rubate sul bus o perfino in ascensore, ho portato a termine la lettura di La grammatica di Dio, la raccolta di racconti di Stefano Benni. Racconti di solitudine e di profonda tristezza, storie in cui la speranza non è una soluzione ma un miraggio. Bellissime. Ecco le pagelle.
Boomerang – 8 e mezzo
Mezzo voto in più solo per il co-protagonista, un cane pipistrello.
Mai più solo – 8 e mezzo
Azzeccate le intuizioni sullo spirito di appartenenza postmoderna.
Lo scienziato – 8
La ricerca spasmodica della solitudine.
L’Orco – 9
Crudele e spietato, incredibilmente vendicativo.
Alice – 8 e mezzo
Quando il Paese non è quello delle Meraviglie.
Una rosa rossa – 8 e mezzo
Romantico senza ogni speranza, come una prolungata adolescenza.
Pari e patta – 7 e mezzo
Quando una relazione è come un torneo di tennis.
Le lacrime – 8
Un mondo fantastico a cavallo tra Borges e Gogol.
Orlando furioso d’amore – 7 e mezzo
Una rivisitazione metropolitana del senno perduto.
L’istante – 8 e mezzo
Quando l’onda che si infrange crea un bivio.
L’eutanasia del nonnino – 9
Storia di una rinuncia.
Un volo tranquillo – 9
Un nuovo volto al terrorismo.
Sospiro – 9
La solitudine che dimora in ogni casa.
Solitudine e rivoluzione del terzino Poldo – 6
Troppo calcio.
Frate Zitto – 7 e mezzo
Il valore dei silenzi e dei gesti.
Carmela – 8
Cercare di volare quando si è polli.
Dottor Zero – 7
Deja vù fatto di fortuna e sfortuna.
Lezione sotto il mare – 7
Laggiù dove studiano le balene.
Una soluzione civile – 7
Questione di civiltà.
Il controllore – 8
Un pizzico di Douglas Adams per una storia umana.
La strega – 8
Le sorti di una donna con interessanti poteri.
L’indovina – 6
Breve.
Il presepe vivente – 7
Scorcio di paese tra religione e folclore.
Lo spirito del camino – 7
Quasi come Il castello di Howl.
I due pescatori – 9
Incredibilmente poetico.