17 Sep 08

Noi genovesi

Siam gente confusa

Per noi, non esiste il lago. Si passa dal Bisagno al Mare senza mezzi termini. 

Ma soprattutto, siamo quelli che – entrando in 30 in una birreria alle nove di sera – dicono: ora ci cacciano a pedate. E invece no. Cavolo. Non ci cacciano. E sono pure gentili in birreria, e ci trovano due tavoloni, l’uno accanto all’altro. Senza insultarci.

Non avete prenotato? E belin, senza prenotazione qui non si entra.

E la memoria va allo ZenaCamp quando, prenotando per 30 diverse ore prima della cena, siamo arrivati in 31. Trentuno. E ci hanno fatto storie perché siete più del previsto. O quando, in pieno Festival della Scienza ci hanno mandato via alle due del pomeriggio (senza darci cibo) perché non c’era più posto. Scusi, ma quei tavolini impilati lì fuori? No, non si possono usare. E poi è tardi. Giusto, che domande.  

Ogni volta che metto il naso fuori dalla Liguria penso che se io fossi turista, a Genova non ci ritornerei mai più. Però mi farei mandare la focaccia via posta. 

15 Dec 07

L’ultima volta che vidi Parigi…

http://www.flickr.com/photos/netzkobold/2110775990/Una settimana fa partivo dall’aeroporto Cristoforo Colombo per raggiungere Parigi e i presupposti di un mal di gola c’erano tutti. Come ogni buona regola, la mini-vacanza nella capitale si è presto tradotta in una forzata sosta in albergo, a base di paracetamolo che, per fortuna, si pronuncia esattamente come si può facilmente intuire.

Nonostante ciò, la due-giorni a base di conferenze e networking (parola dell’anno) è stata divertente, soprattutto la seconda parte. Complice l’influenza, il primo giorno è stato massacrante, spesso noioso e sempre risaputo. Ovviamente escludendo l’intervento di Kevin Rose (he’s the coolness made real) e Philippe Starck che si è presentato vestito come un motociclista. Awesome.

Tra alti e bassi, ho capito troppo tardi di essere ancora malaticcia per godermi l’ambiente. Ma sono riuscita comunque – nella fila per i formaggi – a passare avanti al simpaticissimo Robert Scoble. Son cose.

 Mi aspettavo grandi cose da Le Web 3 ‘07 (complimenti per il nome facile da ricordare) e sono tornata a casa con un po’ di delusione. Chi non mi ha deluso è stato, invece, Loic Le Meur, organizzatore e padrone di casa. Furbo, con un gran sorriso, occhi azzurri e fisico invidiabile, Loic ha un carisma notevole e lo dimostra anche nell’organizzazione complessiva dell’evento: quasi perfetta. Quasi perché a volte si è sbagliato (dimenticandosi per strada David Weinberger, uno degli interventi più attesi) e altre volte si è strafatto (come la musica techno tra un talk e l’altro oppure gli studios affittati per l’occasione). Insomma, tenuto conto di tutto, Le Web 3 si merita un voto pari a 7. Sette-più se teniamo conto dei buffet.

A metà del primo pomeriggio ero assolutamente certa: prima esperienza a Le Web 3 è stata più che sufficiente. Oggi penso che mi piacerebbe tornarci il prossimo anno, almeno per vedere se e cosa è cambiato. E per poter fare la veterana con i novellini, un po’ come ha fatto quest’anno Zoro (o 7oro) con me.

Ah sì. Tra le altre cose ho anche lavoricchiato. Ecco dunque il mio pezzo per il Manifesto e quello uncensored di diecimila caratteri per VisionPost (che come dice sempre Raffo, a me stanno strette tutte queste limitazioni spaziali di cartelle spazi-inclusi).


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